| Un clima continentale umido con variazioni termiche non eccessive ha caratterizzato il territorio piacentino sin dai tempi più antichi, ponendo in tal modo le basi favorevoli allo sviluppo di un'economia basata sulla pastorizia e sull'allevamento. Ne è derivato un ambiente naturale particolarmente adatto all'allevamento dei suini - che prediligono zone boscose, ricche d'acqua a scapito del sole diretto e del calore eccessivo - e, quindi, ideale per la lavorazione dei salumi. E' grazie ad un clima relativamente temperato che diventa possibile l'ingrasso equilibrato dei suini: infatti la consistenza del grasso è in stretta relazione con la rapidità della crescita e con la temperatura esterna la quale, se è estremamente fredda, riduce la tendenza all'aumento di peso, facendo diventare il grasso più molle. Riguardo alla stagionatura, tutte le valli piacentine vantano condizioni climatiche idonee a facilitare la lavorazione della coppa, salame e pancetta piacentina D.O.P..Le prime tracce di maiali allevati nel piacentino ci conducono addirittura ad un millennio prima dell'era cristiana. Infatti, entro l'area delle "terramare" piacentine di Montata dell'Orto (Caorso) e di Castelnuovo Fogliani (Alseno) sono state ritrovate suppellettili preistoriche, frammiste ad ossa animali, la cui specie di appartenenza venne identificata appartenente alla razza suina. In seguito, ci è pervenuta testimonianza dell'apprezzamento del suino da parte della successiva civiltà romana attraverso un ciondolo-amuleto bronzeo, raffigurante un piccolo maiale, attualmente custodito presso il Museo Civico di Piacenza. L'utile animale domestico lo ritroviamo poi all'interno dell'Abbazia di San Colombano a Bobbio, in Val Trebbia, dove si può ammirare un mosaico, databile al XII sec., che rappresenta il "sacro" rito della macellazione del maiale. Un'analoga raffigurazione è custodita nella cripta della Chiesa di San Savino a Piacenza. Fu nelle case rurali della pianura padana che vennero messe a punto le tecniche della salagione e della stagionatura, radicatesi in seguito in Italia ed in Francia. Da allora in poi la delicata pratica della salagione delle carni suine divenne un vero e proprio comandamento, come comprova lo scrittore e dotto piacentino Giulio Landi nella "Formaggiata di Sere Stentato" edita nel 1542 che ricordava "... Tanto è di eccellente qualità il sale piacentino di che ne fanno fede i cervellati, le mortadelle, i sanguinacci, i zambudelli, et le salsicce et ogni altra sorte di salame, che qui da noi le donne fanno; il quale è delicatissimo, et di ottimo gusto, et certo sono i megliori salami che in Italia si faccino ...". Preferiti, all'inizio del XV sec., dai negozianti di Milano e della Lombardia, che li distinguevano da quelli provenienti da altre località della pianura padana qualificandoli come "roba de Piasenza", già assai noti negli Stati limitrofi al Ducato di Piacenza, nei primi decenni del '700 i salumi piacentini fecero breccia pure negli ambienti élitari di Francia e Spagna, per merito dell'abile diplomatico |